﻿{"id":636,"date":"2015-10-26T14:58:13","date_gmt":"2015-10-26T13:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/rapponuroma.esteri.it\/news\/dalla_rappresentanza\/2015\/10\/un70-civili-idlo-gioco-di-squadra\/"},"modified":"2015-10-26T14:58:13","modified_gmt":"2015-10-26T13:58:13","slug":"un70-civili-idlo-gioco-di-squadra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rapponuroma.esteri.it\/en\/news\/dalla_rappresentanza\/2015\/10\/un70-civili-idlo-gioco-di-squadra\/","title":{"rendered":"#UN70: Civili (IDLO), gioco di squadra per rafforzare ONU, in futuro donna SG per \u201ccostruire la pace\u201d"},"content":{"rendered":"<p>NEW YORK, 23 OTTOBRE \u2013 Il grande problema di sempre all\u2019ONU e\u2019 la frammentazione: quello di portare avanti le diverse dimensioni \u2013 politiche, economiche, sociali, di peacekeeping e di peacebuilding \u2013 del mandato dell\u2019Organizzazione in compartimenti stagni. Questa, secondo Patrizio Civili, e\u2019 una delle ragioni per cui, a 70 anni dalla fondazione, i tentativi di riforma delle Nazioni Unite, sempre finora tentati per settore, hanno fatto progressi limitati. La configurazione degli organi intergovernativi (ECOSOC, Consiglio di Sicurezza, le strutture interne dell\u2019Assemblea Generale) delineata dalla Carta delle Nazioni Unite e\u2019 stata da sempre, sostiene Civili, il punto di partenza di questi tentativi, ignorando lo spirito profondamente unitario che contraddistingue la Carta.<\/p>\n<p>\u201cA fronte delle grandi sfide globali che si presentano all\u2019organizzazione, e\u2019 divenuto indispensabile per l\u2019ONU \u2018fare squadra\u2019. Se cio\u2019 avviene all\u2019interno dell\u2019Organizzazione \u2013 facendo anche leva sui nuovo strumenti che trascendono settori e discipline come l\u2019Agenda 2030 adottata dal Summit dello scorso settembre \u2013 questo non potra\u2019 che avere un impatto importante anche sulla coerenza del lavoro delle varie agenzie che fanno capo all\u2019ONU\u201d, ha detto a ONUITALIA Civili, parlando con l\u2019esperienza di quarant\u2019anni di carriera al Palazzo di Vetro, sei Segretari Generali che ama ricordare, da U Thant a Ban Ki-moon, parlando con grande rispetto di Boutros-Ghali e con speciale ammirazione ed affetto di Kofi Annan \u2013 i due Segretari Generali con i quali ha lavorato piu\u2019 da vicino.<\/p>\n<p>Oggi Osservatore Permanente alle Nazioni Unite per l\u2019IDLO (International Development Law Organization) \u2013 un\u2019organizzazione internazionale con sede a Roma che si occupa della promozione della rule of law (lo stato di diritto) \u2013 Civili e\u2019 stato a lungo l\u2019italiano piu\u2019 alto in grado all\u2019interno del Segretariato delle Nazioni Unite a New York. Una strada che parte da lontano.<\/p>\n<p>Romano, classe 1944, Civili e\u2019 entrato all\u2019ONU con grado P1 livello tre della carriera delle Nazioni Unite (\u201ccome Kofi Annan \u2013 dice Civili<br \/>sorridendo \u2013 ma lui ha fatto una carriera ancora piu\u2019 bella della mia\u201d) nel 1969. Aveva alle spalle, dopo la laurea a Roma, esperienze di studi sulla West Coast e poi alla Johns Hopkins a Bologna. \u201cAll\u2019epoca in tutto il Palazzo di Vetro c\u2019erano solo cinque italiani. Un paio di colloqui e subito mi hanno offerto un contratto. E\u2019 ben diverso, molto piu\u2019 complicato adesso avere la chance di intraprendere questa carriera\u2026\u201d<\/p>\n<p>OI: L\u2019ONU questa settimana celebra e riflette sui settant\u2019anni di storia, tra sfide e successi in un mondo senza pace. Si parla anche di portare una donna al 38esimo piano del Palazzo di Vetro, un piano da lei frequentato molto negli anni passati a coordinare il Chief Executive Board, l\u2019organismo chiave che collega il Segretario Generale ai capi delle diverse agenzie. Cosa pensa della possibilita\u2019 di una donna dopo Ban Ki-moon? PC: I tempi sono piu\u2019 che maturi. Io vedo come una quasi certezza che il prossimo Segretario Generale sar\u00e0 una donna. Questo soprattutto perch\u00e9 tra gli Stati membri c\u2019e\u2019 una gran voglia di rinnovamento e rafforzamento dell\u2019organizzazione. La nomina di una donna sarebbe di per se\u2019 un segnale importante dell\u2019impegno dei governi a cambiare, a dare una riposta al desiderio<br \/>della gente di \u201ccostruire la pace\u201d, non solo di contenere le guerre.<\/p>\n<p>OI: Nell\u2019 ONU c\u2019e\u2019 una regola non scritta che attribuisce a un gruppo regionale a rotazione la carica piu\u2019 alta delle Nazioni Unite. Pensa che stavolta sara\u2019 bypassata?<br \/>PC: E\u2019 possibile, ma non e\u2019 necessario superare la turnazione per arrivare alla nomina di una donna. Stavolta sarebbe il turno dell\u2019Europa dell\u2019Est e ci sono donne in quella regione con le carte perfettamente in regola. Ma ancora piu\u2019 importante della turnazione per arrivare alla nomina di una donna e\u2019 superare una certa tendenza tra le grandi potenze a scegliere un Segretario Generale che non smuova troppo le acque. Fortunatamente molti dei Segretari Generali che forse sono stati nominati con questa idea in mente, hanno sorpreso chi li aveva scelti, non accettando compromessi sui principi o sull\u2019integrit\u00e0 dell\u2019organizzazione. Nell\u2019arrivare alla scelta di una donna come Segretario Generale speriamo che le grandi potenze a cui ho accennato non si rendano troppo conto del fatto che una donna Segretario Generale potrebbe avere ancora pi\u00f9 probabilita\u2019 di sorprenderci di un uomo Segretario Generale!<br \/>OI: Fare gioco di squadra significa anche farlo a livello nazionale. Esiste tra i funzionari italiani all\u2019ONU la voglia di sapere cosa fanno altri e di far conoscere il proprio lavoro. Ce ne sono oltre 800 in giro per il mondo. C\u2019e\u2019 un filo conduttore nell\u2019impegno degli italiani all\u2019ONU?<br \/>PC: C\u2019e\u2019 senz\u2019altro un DNA particolare che corrisponde alla specifica vocazione internazionale dell\u2019Italia che punta sull\u2019umanitario e sulla difesa dei diritti umani. Questo DNA e\u2019 accompagnato spesso negli italiani che intraprendono la carriera internazionale da un certo spirito di indipendenza. Cos\u00ec la voglia non e\u2019 tanto quella di \u201cfare squadra\u201d con altri funzionari italiani, ma quella di sapere come il proprio lavoro si inserisca nel quadro pi\u00f9 ampio della missione dell\u2019organizzazione. Anche in questo senso ONUITALIA ha un grande contributo da dare.<br \/>OI: C\u2019e\u2019 anche una vocazione a uscire dai confini dell\u2019Italia per aiutare il mondo, vero? E\u2019 stato cos\u00ec anche per lei?<br \/>PC: Penso a me stesso e da quando ero alle scuole medie: i miei coetanei volevano fare il calciatore per la squadra del cuore, o il pompiere nel quartiere dove abitavamo; io fin d\u2019allora avevo l\u2019idea di operare in un ambito internazionale anche se non sapevo esattamente cosa significasse. Quando ho fatto domanda per entrare all\u2019ONU e si e\u2019 trattato di selezionare un settore, la mia scelta e\u2019 stata verso i diritti umani e i settori economici sociali che vedevo come quelli dove poter cambiare le cose, fare una differenza, mentre percepivo il settore politico come volto troppo spesso al mantenimento dello status quo. Ma ben presto la mia nuova ambizione e\u2019 divenuta quella di aiutare a costruire ponti tra i vari settori\u2026.<br \/>OI: Alto funzionario di una organizzazione internazionale e cittadino italiano. C\u2019e\u2019 mai stato conflitto?<br \/>PC: Non e\u2019 mai successo. Ho forte il senso del dovere di indipendenza del funzionario internazionale. Quindi non ho mai chiesto \u201cappoggi\u201d. D\u2019altra parte l\u2019Italia nonostante cambi di governo, ha sempre dato il suo sincero sostegno al lavoro delle Nazioni Unite. E\u2019 il fil rouge che lega la nostra politica estera. Nel corso della mia carriera professionale ho avuto occasione di promuovere all\u2019interno dell\u2019Organizzazione o all\u2019interno di un comitato cause importanti per l\u2019Istituzione, che al contempo riflettevano tematiche care alla storia ed alla cultura del mio Paese. L\u2019ho fatto con piacere e senza conflitto.<br \/>Nel 2014 Civili e\u2019 stato insignito dell\u2019onorificenza di Commendatore per \u201cil servizio reso al proprio Paese\u201d, come ha detto all\u2019epoca il Rappresentante Permanente Italiano, Sebastiano Cardi, parlando di un \u201d lungo cammino professionale che l\u2019ha visto protagonista in numerosi uffici chiave dell\u2019Organizzazione, a partire dal Segretariato Generale dove per dieci anni ha ricoperto l\u2019incarico di Assistant Secretary-General presso il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali. In qualita\u2019 di funzionario internazionale ha sempre mantenuto stretti i contatti con il suo paese offrendo numerose occasioni per valorizzare il contributo dell\u2019Italia alle attivit\u00e0 dell\u2019ONU\u201d.<br \/>Ho visto questa onorificenza, ha detto Civili durante la cerimonia, come il riconoscimento da parte del mio paese che un\u2019intera carriera dedicata all\u2019ONU e\u2019 ugualmente considerata dall\u2019Italia come un servizio reso al proprio paese. Penso di essere stato il primo, ma sono certo non saro\u2019 l\u2019ultimo funzionario italiano all\u2019ONU ad essere insignito di questa onorificenza. (AB\/AS)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"NEW YORK, 23 OTTOBRE \u2013 Il grande problema di sempre all\u2019ONU e\u2019 la frammentazione: quello di portare avanti le diverse dimensioni \u2013 politiche, economiche, sociali, di peacekeeping e di peacebuilding \u2013 del mandato dell\u2019Organizzazione in compartimenti stagni. 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